mercoledì 4 febbraio 2015

Ritratti in poesia

Il ritorno di “Libellule”
 
di Veronica D'Appollonio


In ognuna delle ventisei liriche, che compongono la mia silloge Libellule, ho cercato di raccontare e raccontarmi attraverso immagini poetiche, costruendo instancabilmente architetture di pensiero con la sostanza impalpabile, evanescente dei sogni e delle emozioni.
Scrivere poesie assume spesso i contorni di una sfida tenace ai propri limiti, alle proprie fragilità, alle incertezze di un faticoso percorso tutto interiore, durante il quale ho scelto di affidarmi al potere maieutico della musica che, come guida sapiente, ha accompagnato i miei passi timidi tra i sentieri segreti dell’ispirazione.



Nell’attesa paziente di quelle illuminazioni improvvise, di tutte quelle piccole verità rivelate che le libellule rappresentano per me, seppur fortemente ancorata alla concretezza del presente, nei miei versi ho seguito il volo dell’immaginazione, marciando a occhi chiusi sulle rotaie del tempo tra i ricordi di un passato ormai lontano e le speranze di un futuro ancora incerto.


Assenza

Mi sorprendo a cercarti
nel distratto affrettarsi dei viandanti,
negli sguardi spenti che raccontano
ricordi polverosi di un altrove,
nei silenzi profondi che tessono
ragnatele di gelo tra angoli di pensiero.

Segreti

I segreti protestano rabbiosi
come prigionieri in catene
nelle gabbie della mente,
i segreti graffiano
nei respiri spezzati
da silenzi inquietanti
come ombre d’ignoto,
i segreti pulsano
nei palpiti soffocati
dall’attesa di magie
vellutate di occhi,
i segreti accendono
di armonie complici
il buio della solitudine
come incantesimi di lucciole
nelle notti d’estate.
Non chiedere

Non chiedere al tempo
di riscrivere le pagine logore
di una storia già raccontata,
di restituire gli istanti consumati
nell’amarezza delle attese deluse,
di ravvivare i sorrisi sbiaditi
di un volto ormai dimenticato,
di cancellare le ferite ulcerate
nell’impotenza delle sconfitte,
di catturare l’illusione dell’eterno
nella brevità del respiro di un attimo.
Non chiedere al tempo
che incalza, auriga sordo,
la furia selvaggia
dei suoi cavalli ciechi.

Chiudi gli occhi

Chiudi gli occhi e sogna
un mondo piccolo e immenso
come un angolo di cielo,
le nuvole che galoppano selvagge
su orizzonti di mare,
le stelle che sciamano rapide
nel caleidoscopio luminoso
delle notti d’Agosto,
la luna che si specchia vanitosa
nei riflessi del sole,
il vento che disegna capriccioso
equazioni scomposte di foglie
nella malinconia delle sere d’Ottobre,
la pioggia che accende
di bagliori cristallini
la luce plumbea dell’inverno,
la neve che veste
di coriandoli di gelo
il tempo sospeso delle feste,
le farfalle che danzano
armonie di pollini
nell’ebbrezza dei profumi nuovi
della primavera.
Chiudi gli occhi e sogna.

Veronica D'Appollonio


Veronica D’Appollonio è nata a Fondi ed è cresciuta a Lenola, in provincia di Latina. Dopo gli studi classici compiuti nel liceo “Piero Gobetti” di Fondi, ha conseguito due diversi titoli acca demici presso l’Ateneo dell’Università degli studi “La Sapienza” di Roma, laureandosi in Letteratura e Lingua Italiana e in Critica Letteraria. Lavora come insegnante di italiano, latino, greco e materie lettera rie nei licei di Roma. Libellule è la sua prima raccolta poetica, che ha ottenuto un Premio Speciale nella sezione “Opere edite” del Premio nazionale di Poesia Giovanni Pascoli - L’ora di Barga (2014) e il 2° Premio nella sezione “Libro edito di Poesia e Narrativa” in occasione della XVI edizione del Premio nazionale di Poesia e Narrativa della città di Piacenza Emozioni e magie del Natale (2014).


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